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Violare. L'Arteteca |
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Violare l’Arteteca precipita sulla scena come esperienza nuova e unica in Italia.
La forza dirompente e rivoluzionaria risiede nell’idea dell’Arte in prestito. Una brillante intuizione più remota di quanto si possa immaginare.
Il concetto di Arteteca nasce nel 1906, in Germania, da un gruppo di artisti berlinesi che, sotto la guida di Arthur Segal, decisero di far fronte al problema del mercato dell’arte, mettendo in circolazione le loro opere con un sistema di locazione, piuttosto che accumularle presso i loro ateliers. L’obiettivo fu soprattutto quello di avvicinare i contemporanei all’arte attraverso la frequentazione e circolazione quotidiana delle opere affinché si stabilisse un legame forte tra l’arte e gli individui.
L’idea si diffuse negli anni ’60 e ’70 soprattutto nei Paesi del nord Europa: Germania, Paesi Bassi e Danimarca. Ma fu in Francia, a partire dagli anni ’80, che conobbe il suo sviluppo e la sua diffusione al punto tale che oggi se ne contano circa cinquanta su tutto il territorio.
Ma che cosa è Violare L’Arteteca? Si tratta di uno spazio dedicato alla fruizione diretta - nel senso più classico del termine - dell’opera d’arte, il cui funzionamento è paragonabile a quello di una biblioteca. Ma contemporaneamente vicina al museo perchè costituisce, conserva e amplia delle collezioni. E ancora, per alcune sezioni della collezione di Violare, è galleria: poiché non nega l’acquisizione definitiva dell’opera d’arte a chi ne avverte il desiderio. E ancora, è centro di ricerca estetica, filosofica e letteraria.
Rivolta ai singoli individui, ai soggetti pubblici e privati, alle scuole e alle università, l’arteteca propone un modo diverso di intendere e fruire l’opera d’arte, troppo spesso pensata come mero ornamento estetico o oggetto di valore economico.
La libera circolazione dell’opera d’arte, così come viene proposta nella concezione dell’arteteca, ne valorizza l’appropriazione a tutti i livelli: fisico, affettivo ed intellettuale… l’opera scelta dall’utente diventa oggetto manipolabile, è sottratta alla sacralità museale, penetra nella vita quotidiana degli individui e la viola: turba la scena, attira lo sguardo e rivela qualcosa del luogo in cui si trova. Il passaggio dall’affissione dell’opera al distacco rivelerà all’abbonato fino a che punto l’opera è entrata nella sua vita. |
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